Il costo di un figlio si misura in unità di consumo, non in fatture
Pubblicato il 15/06/2026 · 11 min di lettura · Calcolatrici finanziarie
In Italia non esiste una serie ufficiale equivalente al rapporto statunitense sulla spesa per i figli. Esiste qualcosa di più solido: la scala di equivalenza OCSE modificata, che Istat ed Eurostat usano per calcolare il reddito equivalente. La prima persona pesa 1 unità, ogni altra persona dai 14 anni in su pesa 0,5 e ogni minore di 14 anni pesa 0,3. Quella scala risponde a una domanda precisa, ed è quella giusta: quale reddito serve per mantenere lo stesso tenore di vita quando cambia la composizione della famiglia? Prendi una coppia senza figli con 4 000 € netti al mese. Sono 1,5 unità, quindi il tenore di vita è 2 666,67 € per unità. Un primo figlio sotto i 14 anni porta la famiglia a 1,8 unità; per mantenere lo stesso tenore servirebbero 2 666,67 × 1,8 = 4 800 €. Il figlio costa dunque 800 € al mese: non perché qualcuno mandi una fattura da 800 €, ma perché quello è il supplemento di reddito che lascerebbe la famiglia come prima. Un secondo figlio sotto i 14 anni aggiunge altre 0,3 unità e altri 800 €. E quando il primo compie 14 anni il suo peso passa da 0,3 a 0,5 e il costo mensile salta da 800 € a 1 333,33 €. Su diciotto anni, un figlio unico in quella famiglia vale 198 400 € di reddito aggiuntivo necessario.
La scala di equivalenza OCSE modificata assegna 0,3 unità a un minore di 14 anni. Su una coppia con 4 000 € netti servono 4 800 € per mantenere lo stesso tenore di vita: il figlio costa 800 € al mese, e 1 333 € dai 14 anni.
Perché una scala, e non una somma di fatture
Una somma di fatture non può rispondere alla domanda, per una ragione semplice: la spesa più grande causata da un figlio non porta il suo nome su nessuna fattura. L'abitazione è l'esempio tipico. Una famiglia che passa da due a tre stanze paga più affitto, ma la ricevuta non è ripartita per occupante; una famiglia che aveva già una stanza libera non paga nulla in più, benché il figlio la occupi. Riscaldamento, acqua, automobile e assicurazione della casa stanno allo stesso modo. Proprio per questo la statistica pubblica usa una scala di equivalenza: invece di ripartire l'irripartibile, misura quanto reddito va aggiunto perché il tenore di vita resti uguale.
La scala OCSE modificata è volutamente semplice: 1 per il primo adulto, 0,5 per ogni altra persona dai 14 anni, 0,3 per ogni minore di 14. Codifica due idee. La prima è la condivisione dei costi fissi: due persone non spendono il doppio di una sola, da qui lo 0,5 e non l'1. La seconda è che un bambino consuma meno di un adulto fino all'adolescenza, da qui lo 0,3 fino ai 14 anni. La soglia dei 14 anni non è un'osservazione fine: è una convenzione armonizzata, scelta perché le statistiche siano confrontabili fra paesi. Come ogni convenzione, è falsa per il tuo caso e utile per il confronto.
Le economie di scala: che cosa vede la scala e che cosa le sfugge
La scala vede una parte delle economie di scala e un'altra le sfugge, e conviene sapere quale. Fra adulti le vede: il secondo adulto pesa 0,5 e non 1, il che codifica esattamente la condivisione di casa, riscaldamento ed elettrodomestici. Fra figli non le vede: ogni minore di 14 aggiunge 0,3, che sia il primo o il terzo. Nella realtà il terzo figlio costa meno del primo: vestiti ereditati, stanza condivisa, passeggino già comprato. I dati statunitensi quantificano questo scarto: un figlio unico costa il 27 per cento in più di un figlio con un fratello, e ogni figlio in una famiglia di tre o più costa il 24 per cento in meno.
Da qui una regola di lettura. Usa la scala per ciò che fa bene: dimensionare un bilancio, confrontare la tua famiglia con una di composizione diversa, sapere di quanto scende il tenore di vita con l'arrivo di un figlio. Nel nostro esempio, una coppia con 4 000 € netti vede il tenore passare da 2 666,67 € a 2 222,22 € per unità di consumo con il primo figlio: un calo del 16,7 per cento a reddito invariato. È un numero esatto e verificabile, ed è quello che serve per decidere se aggiustare spese, casa od orario.
Il costo che nessuna tabella contiene
Il rapporto statunitense lo dice esplicitamente: non include il reddito che il genitore rinuncia a percepire riducendo o interrompendo il lavoro, e si ferma ai 17 anni, quindi esclude l'università. La scala di equivalenza ha lo stesso limite per un'altra ragione: misura il reddito necessario a tenore di vita costante, non quanto è costato ottenerlo. E tre anni fuori dal mercato del lavoro a 30 000 € l'anno sono 90 000 € di retribuzione lorda perduta, senza contare i contributi non versati e la progressione salariale mancata. È spesso la voce più grande di tutte, e non compare da nessuna parte.
C'è una seconda omissione in senso opposto: i trasferimenti pubblici. L'assegno unico e universale, le detrazioni, i contributi per gli asili e il diritto allo studio riducono il costo netto, a volte molto, e nessuno di questi compare in una scala di equivalenza, che ragiona sul reddito disponibile della famiglia. Il calcolo personale onesto ha quindi tre passaggi: partire dal supplemento di reddito che la scala indica, sottrarre le prestazioni effettivamente percepite e sommare il mancato reddito da lavoro e l'università. Il risultato non somiglierà a nessun titolo di giornale, ed è un buon segno.
Usare un dato ufficiale senza fargli dire di più
La statistica pubblica italiana non pubblica un «costo del figlio» complessivo, e la scelta è deliberata: la risposta dipende troppo dal tenore di vita della famiglia per essere unica. Pubblica unità di consumo e redditi equivalenti, con cui ciascuno calcola la propria risposta. Usali così: misura il tuo tenore di vita attuale dividendo il reddito disponibile per le tue unità di consumo, ricalcolalo con il figlio e confronta. Il risultato vale per la tua famiglia, che è esattamente ciò che serve — ed è riproducibile, cosa che nessun numero nazionale può essere.
Il calcolatore di questa pagina parte dalla tabella statunitense del 2015, la riporta a moneta di oggi con l'indice dei prezzi e applica le economie di scala misurate dalla fonte. È un modello americano, e lo dichiara a schermo; il suo valore per un lettore italiano sta nella struttura — il peso dell'abitazione, la forma del profilo per età, l'effetto del numero di figli — non nel livello. Per il livello, la scala di equivalenza applicata al tuo reddito dà una risposta migliore e verificabile in tre moltiplicazioni.
| La domanda | Chi risponde, e come | A che cosa serve la risposta |
|---|---|---|
| Quanto spende in più una famiglia in concreto? | Indagini sui consumi, ripartite per voce. La serie dell'USDA faceva così: l'abitazione con il costo di una stanza in più, cibo e vestiario pro capite, asilo e istruzione in modo diretto. L'ultima edizione riguarda il 2015 e non ne esiste una più recente | Capire dove va il denaro e come cambia la struttura con l'età. Inutile come previsione personale, perché la media dell'asilo mescola famiglie che non pagano nulla e famiglie che pagano molto |
| Quale reddito mantiene lo stesso tenore di vita? | La scala di equivalenza OCSE modificata usata da Eurostat e dagli istituti statistici nazionali: 1 per il primo adulto, 0,5 per ogni altra persona dai 14 anni, 0,3 per ogni minore di 14 | Per fare un bilancio e confrontare famiglie di dimensioni diverse. È proporzionale al reddito per costruzione, quindi dice che un figlio costa di più in una famiglia agiata: non è un difetto, perché la domanda riguarda un tenore di vita |
| Qual è il minimo dovuto per legge da un genitore? | In Germania lo dice un regolamento: la Mindestunterhaltsverordnung fissa il mantenimento minimo di un figlio minore ai sensi del § 1612a BGB in 486, 558 e 653 euro al mese per le tre fasce d'età dal 1° gennaio 2026, prima dell'imputazione degli assegni familiari | Esecuzione e provvedimenti giudiziari. Sommate su diciotto anni, le tre fasce fanno 122 184 €, circa il 62 per cento di ciò che la scala di equivalenza attribuisce a un figlio in una famiglia con 4 000 € netti: rapporto coerente, perché un minimo è una soglia e non una descrizione |
| A che cosa ha rinunciato la famiglia? | Nessuno, in nessuna di queste tabelle. Il mancato reddito dei genitori è escluso per costruzione dal rapporto statunitense e assente dalla scala di equivalenza, perché entrambe misurano spesa o reddito e non costo opportunità | Ancora nulla — per questo va aggiunto a mano. Tre anni fuori dal mercato del lavoro a 30 000 € l'anno sono 90 000 € di retribuzione lorda, più i diritti previdenziali che quegli anni avrebbero maturato e la progressione salariale mancata |
Domande frequenti
- Esiste un dato ufficiale italiano sul costo di un figlio?
- No, non in quella forma. L'Istat non pubblica un «costo totale di un figlio», ed è una scelta metodologica difendibile: la risposta dipende dal tenore di vita della famiglia, quindi un numero unico sarebbe falso per quasi tutti. Quello che pubblica, ed è più utile, sono le unità di consumo della scala OCSE modificata — 1 per il primo adulto, 0,5 per ogni persona dai 14 anni, 0,3 per ogni minore di 14 — con cui calcolare la tua risposta in tre moltiplicazioni. Su una coppia con 4 000 € netti, un primo figlio sotto i 14 anni costa 800 € al mese nel senso del reddito necessario a mantenere lo stesso tenore di vita.
- Perché un figlio costa di più in una famiglia con più reddito?
- Perché entrambe le misure riguardano un tenore di vita e non un paniere fisso. La scala di equivalenza è esplicitamente moltiplicativa: applica un coefficiente al tuo reddito, quindi un figlio che costa 800 € al mese in una famiglia con 4 000 € ne costa 1 600 in una con 8 000. I dati statunitensi dicono lo stesso in modo meno visibile: il gruppo a reddito alto spende 372 210 dollari del 2015 per figlio contro 174 690 del gruppo a reddito basso, 2,13 volte tanto, perché gli si attribuisce una quota di abitazione più cara e di spesa alimentare più ampia. Se la domanda è «di quanto ha bisogno un figlio come minimo», nessuna delle due risponde: serve una soglia legale.
- Un secondo o terzo figlio costa meno?
- Parecchio, anche se la scala di equivalenza non lo coglie e i dati statunitensi sì. Nella scala OCSE modificata ogni minore di 14 anni aggiunge 0,3 unità, che sia il primo o il terzo: su una coppia con 4 000 €, anche il secondo figlio costa 800 € al mese. I dati statunitensi misurano lo scarto reale: un figlio unico costa il 27 per cento in più di un figlio con un fratello, e ogni figlio in una famiglia di tre o più il 24 per cento in meno. In altre parole la scala è prudente con le famiglie numerose. Si condividono stanza, auto, lavatrice, vestiti e tempo dei genitori; non si condividono cibo e posti al nido.
- Costano di più i primi anni o l'adolescenza?
- I totali sono più vicini di quanto suggerisca l'intuito, e ciò che cambia è la composizione. Nei dati statunitensi, in dollari del 2015, il costo annuo da 0 a 2 anni è 12 680 e da 15 a 17 anni 13 900: una crescita inferiore al 10 per cento in diciassette anni. Asilo e istruzione dominano i primi anni e poi spariscono; cibo e trasporti salgono a sostituirli. La scala di equivalenza dice il contrario, e conviene sapere perché: porta il peso da 0,3 a 0,5 a 14 anni, rendendo l'adolescenza il 67 per cento più cara. Hanno ragione entrambe, su domande diverse.
- Che rapporto ha con l'assegno di mantenimento dei figli?
- È l'input, non l'output. L'assegno per i figli non si deduce da un costo medio: si deduce dal costo, poi dalla ripartizione fra i due genitori in proporzione alle rispettive sostanze, poi dall'aggiustamento per i tempi di permanenza. Il modello statunitense income shares procede così, e l'articolo 337-ter del codice civile arriva allo stesso punto elencando proprio le risorse di ciascun genitore e i tempi di permanenza presso ciascuno. Prendere il costo di un figlio e chiamarlo «l'assegno» salta due passaggi su tre.
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Questo articolo è esplicativo. Mostra come funziona un calcolo e che cosa ne cambia il risultato; non è consulenza finanziaria, fiscale, legale o di investimento, non sa nulla del tuo reddito, del tuo provvedimento, della tua famiglia o del tuo estratto contributivo, e non può dirti che cosa firmare né che cosa chiedere. Le regole di erogazione del credito, i criteri per gli assegni, le tasse universitarie, i limiti di versamento e le formule pensionistiche cambiano da paese a paese e vengono riviste quasi ogni anno, quindi ogni regola descritta sotto va verificata sul testo vigente prima di farvi affidamento. Ogni importo è un'ipotesi dichiarata, non una previsione né un preventivo. Inserisci i tuoi numeri nel calcolatore e rivolgiti a un professionista regolamentato prima di impegnare denaro o accettare un accordo.
Fonti
- United States Department of Agriculture — Lino, Kuczynski, Rodriguez and Schap, Expenditures on Children by Families, 2015, Miscellaneous Publication No. 1528-2015 (released 2017) — the last edition of a discontinued series
- U.S. Bureau of Labor Statistics — Consumer Price Index for All Urban Consumers (CPI-U), annual averages — 237.017 for 2015 and 321.943 for 2025, used here to restate the 2015 figures
- Eurostat — Glossary: Equivalised disposable income — the OECD-modified equivalence scale (1 / 0.5 / 0.3)
- Insee — Définition — unité de consommation et échelle d'équivalence OCDE modifiée
- Bundesministerium der Justiz — Gesetze im Internet — § 1 Mindestunterhaltsverordnung — 486, 558 und 653 Euro ab 1. Januar 2026; § 1612a BGB — Mindestunterhalt minderjähriger Kinder
- Bundesministerium der Justiz — Gesetze im Internet — § 66 EStG — Höhe des Kindergeldes
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